In una epoca, come quella attuale, di grandi rivolgimenti politici, sociali e economici, anche la Chiesa cattolica vive una situazione di evidente e preoccupante confusione dottrinale.
Chiunque abbia a cuore l’integrità della Fede e il preziosissimo patrimonio della Tradizione non può non soffrire di tale contingenza storica che rischia di minare le basi della Chiesa come l’ha voluta il suo fondatore, Gesù Cristo nostro Signore.
Da anni assistiamo a scempi liturgici, ad encicliche, documenti ed esortazioni quanto meno discutibili, senza considerare che da decenni le nostre coscienze sono scosse da errori dottrinali provenienti anche da atti pubblici che hanno stravolto il messaggio evangelico, oltre a nomine che hanno sconcertato i fedeli.
Il drammatico calo delle vocazioni sacerdotali e della partecipazione alla liturgia dimostrano che la Chiesa ha mutato gravemente il Suo volto divino e non si preoccupa più della trascendenza.
Non parlando più di colpe e di peccato, ha spesso relegato i Novissimi in un angolo remoto allineandosi a una dimensione immanente, esaltando l’uomo come principio e termine del suo messaggio riducendo così l’autorità papale a una sorta di presidente onorario di un parlamento la cui espressione è la chiesa cosiddetta sinodale.
Assistiamo con sconcerto alle deviazioni dalla sana e retta dottrina da parte di molti esponenti della gerarchia ecclesiastica, preoccupati più dalla salvezza del pianeta che della salvezza delle anime, appiattite sui temi dell’agenda globalista contro la quale Liberi in Veritate si è contrapposta con un chiaro pronunciamento, a partire dalla sua fondazione.
Mossi da queste considerazioni e avendo a cuore solo e soltanto l’integrità della fede cattolica, rivolgiamo quindi con questo documento un pressante appello alle coscienze del popolo attaccate alla Tradizione, perché si uniscano a noi nella difesa e nella riproposizione all’uomo di oggi della sana e retta Dottrina che da sempre guida i destini dell’umanità fedele ai dogmi e agli insegnamenti emanati sino ad oggi.
Il pericolo vero ha un nome: si chiama modernismo, un cancro che mina il corpo mistico di Gesù Cristo, avverso al quale il santo papa Pio X emanò nel 1907 la mirabile enciclica “Pascendi Dominici Gregis” e che ora, nella sua versione più recente detta neo-modernismo, infetta la Chiesa. San Pio X definì il modernismo la “sintesi di tutte le eresie” e, con tale documento, il pontefice intese denunciare gli errori di questa perniciosa deriva, ispirata da ideologie mondane e anticristiane di chiaro stampo massonico.
La lucidissima e ispirata analisi di papa Sarto mise in luce la natura ideologica dell’eresia modernista che rifiutava la verità assoluta della fede cattolica, in favore di un relativismo e di un immanentismo che ha sparso a piene mani i suoi veleni, soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II.
Tre anni dopo avere emanato l’enciclica “Pascendi”, nel 1910, papa Pio X rese pubblico un testo contenente un giuramento antimodernista che ancora oggi viene pronunciato, singolarmente o a nome di associazioni cattoliche, anche in occasione del conferimento di titoli accademici.
In esso vengono enunciati cinque pronunciamenti che riproponiamo:
Primo: credo che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza e può anche essere dimostrato con i lumi della ragione naturale nelle opere da lui compiute (Rm 1,20), cioè nelle creature visibili, come causa dai suoi effetti.
Secondo: ammetto e riconosco le prove esteriori della rivelazione, cioè gli interventi divini, e soprattutto i miracoli e le profezie, come segni certissimi dell’origine soprannaturale della religione cristiana, e li ritengo perfettamente adatti a tutti gli uomini di tutti i tempi, compreso quello in cui viviamo.
Terzo: con la stessa fede incrollabile credo che la Chiesa, custode e maestra del verbo rivelato, è stata istituita immediatamente e direttamente da Cristo stesso vero e storico mentre viveva fra noi, e che è stata edificata su Pietro, capo della gerarchia ecclesiastica, e sui suoi successori attraverso i secoli.
Quarto: accolgo sinceramente la dottrina della fede trasmessa a noi dagli apostoli tramite i padri ortodossi, sempre con lo stesso senso e uguale contenuto, e respingo del tutto la fantasiosa eresia dell’evoluzione dei dogmi da un significato all’altro, diverso da quello che prima la Chiesa professava; condanno similmente ogni errore che pretende sostituire il deposito divino, affidato da Cristo alla Chiesa perché lo custodisse fedelmente, con una ipotesi filosofica o una creazione della coscienza che si è andata lentamente formando mediante sforzi umani e continua a perfezionarsi con un progresso indefinito.
Quinto: sono assolutamente convinto e sinceramente dichiaro che la fede non è un cieco sentimento religioso che emerge dall’oscurità del subcosciente per impulso del cuore e inclinazione della volontà moralmente educata, ma un vero assenso dell’intelletto a una verità ricevuta dal di fuori con la predicazione, per il quale, fiduciosi nella sua autorità supremamente verace, noi crediamo tutto quello che il Dio personale, creatore e signore nostro, ha detto, attestato e rivelato.
Invitiamo quindi tutti i fedeli cattolici a riprendere l’insegnamento della “Pascendi” e i pronunciamenti di questo giuramento che, lungi dall’essere superati, dimostrano invece tutta la loro forza profetica e costituiscono una illuminante guida per le anime che hanno a cuore e intendono fare rivivere l’immutabile tesoro della Tradizione.
Unitevi a noi nella battaglia per la Verità.


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